Parnaso
Olio su Tela 30×40
Descrizione dell'opera
Parnaso è un massiccio montuoso della Grecia centrale, ricco di boschi e anfratti, celebrato dalla mitologia classica come luogo sacro alle Muse e ad Apollo quindi divenuto il simbolo stesso della poesia. Dalle sue grotte sgorga la fonte Castalia e a quelle acque il mito attribuì virtù d’infondere ispirazione poetica a chi ne bevesse.
Al mito poetico di Narciso è dedicato il mio dipinto.
Narciso era un giovane bellissimo, così bello che tutti si innamoravano perdutamente di lui. Egli però era incapace di amare e respingeva con disprezzo chiunque cercasse di avvicinarlo. Di lui un giorno si innamorò perdutamente la bella ninfa Eco, che per natura era condannata a ripetere le ultime parole udite, una punizione inflittale dalla dea Giunone adirata per averla distratta con le parole mentre il suo sposo insidiava le ninfe. Scorso Narciso nei boschi, Eco se ne invaghisce, venendo però respinta con parole crudeli:«‘Manus conplexibus aufer! Ante’ ait ‘emoriar quam sit tibi copia nostri’», “Allontana le mani dall’abbraccio! Che io muoia prima di abbandonarmi a te!”. Eco allora, nel lamentarsi per il dolore del rifiuto, si consumerà, finché di lei non resterà che la voce. A questo punto nel mito compare la dea Nemesi, la giustizia naturale, colei che riporta equilibrio. E lo stesso Narciso, per compensazione, si innamorerà, non riuscendo però a raggiungere l’oggetto del suo amore. Un giorno, affaticato da una battuta di caccia, si chinerà su una fonte per bere, innamorandosi del suo stesso riflesso. Il desiderio e la consapevolezza di non poter essere riamato lo porterà alla disperazione e alla pazzia, e il suo corpo si consumerà fino alla morte. Al suo posto, vicino alla fonte, crescerà l’omonimo fiore.




