Metamorfosi di Mahsa Amini L’Eterno femmineo
Tecnica mista su carta 70×120
Descrizione dell'opera
Masha Amini era una ragazza curda di 22 anni, fermata, arrestata e uccisa a Teheran dalla polizia morale perché non indossava correttamente l’hijab, il velo tradizionale imposto alle donne musulmane, mostrando i suoi capelli raccolti in una treccia.
Masha è diventata il simbolo della lotta per la libertà delle donne. Libertà di esprimere sé stesse attraverso tutti i codici espressivi, ma anche simbolo di ribellione verso il pensiero moralista, un pensiero pieno di pregiudizio, che discrimina e da cui nessun Paese è purtroppo esente.
Il fiore in cui Masha compie la sua metamorfosi è la rosa, un fiore che rappresenta la pura essenza della femminilità, che in lei si esprimeva naturalmente. Nello sfondo dell’opera è raffigurato il fiore della vita, un simbolo antichissimo di immortalità, che alcuni studiosi identificano nell’albero della vita, altri nella pianta della giovinezza. Se ne parla nell’Epopea del mitico Re Gilgamesh, la più antica composizione letteraria dell’umanità, tramandataci dalla civiltà mesopotamica.
Si narra che Re Gilgamesh ricercasse disperatamente la pianta della giovinezza nel tentativo di sfuggire alla morte. Gli era stata sottratta da un serpente, che sentendone l’odore la mangiò, perdendo la vecchia pelle. Nelle metamorfosi di Ovidio, Medea, per salvare il padre di Giasone dalla vecchiaia, va alla ricerca di piante dai miracolosi poteri. In particolare ne cerca una, capace di far mutare la pelle ai serpenti sentendone l’odore. Masha Amini, con la sua metamorfosi, diventa quindi il simbolo immortale dell’eterna giovinezza.






